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26 febbraio 2013

Ripartiamo da noi!


Premessa: questo non è un blog sulla politica, nè vuole diventarlo. Mi ero anche ripromessa di non parlarne affatto, ma oggi proprio non posso esimermi.
Dopo i risultati delle elezioni di ieri e i commenti ascoltati e letti questa mattina, non posso più restare in silenzio.
Sui social network è tutto un fiorire di sondaggi su dove emigrare, barzellette su quanto siano ladri i nostri politici e post sconsolati di chi è convinto che non cambierà mai nulla.

Devo ammettere di riconoscermi in ognuno di questi atteggiamenti: vorrei prendere la mia famiglia e fuggire in un paese onesto; scherzo sull'assurdità degli schieramenti Italiani e sono veramente sconsolata di fronte allo scenario socio-economico che ci aspetta.

D'altra parte però sono anche arcistufa di tutte queste facili prese di posizione. Tutte distruttive, di immediato consenso e assolutamente autolesioniste.
Possibile che non riusciamo ad avere l'umiltà e la voglia di ricominciare davvero, partendo da noi stessi? Nel nostro piccolo. Dalle nostre case, le nostre amicizie, le scuole, i posti di lavoro?
Facile dire che tanto la colpa è della politica malata che in Italia è radicata quanto la cultura della pizza.
Possibile che non ci rendiamo conto che quelle radici vengono annaffiate da ognuno di noi?
Ogni volta che non chiediamo la fattura alla parrucchiera in cambio di uno sconto; quando cediamo le nostre ricevute a chi le può scaricare; quando accettiamo compensi in nero per qualche euro in più.
Certo, sono tutti spiccioli che restano subito nelle nostre tasche, ma che ripaghiamo poi con gli interessi quando i nostri ai nostri figli non viene data la merenda all'asilo perchè non ci sono
fondi; quando le gite sono bandite perchè non ci sono maestre; quando nelle scuole bisogna portarsi da casa la carta igienica. Alla fine pensiamo ancora di aver risparmiato?

La politica malata viene nutrita soprattutto dalla non cultura, dalla mancanza di ideali, di passioni e dalla sfiducia trasmessa di generazione in generazione.
Quante volte avete sentito dire anche solo scherzosamente: "Speriamo che mia figlia sposi un calciatore, così è a posto per la vita!", oppure:
"Meglio che mio figlio faccia l'idraulico che tanto a studiare non si guadagna niente.", o ancora:
"Se i politici rubano, perchè dovrei pagare io?".
Come pensiamo possano crescere i nostri figli? Se è vero che imparano a parlare, a muoversi e a mangiare per imitazione, come crediamo che possano risollevare le sorti del mondo, se li cresciamo già stanchi e rassegnati?

Possibile che nessuno si ricordi di quanto è bello lottare per un ideale?
Io raccoglievo firme per il WWF a 11 anni, facevo autogestione al liceo a 17 e faccio volontariato in un'associazione non-profit da 13 anni.
Non sono certo una rivoluzionaria, nè un'eroina. Però mi piace impegnarmi in tutto ciò che faccio, perchè mi hanno insegnato che chi si impegna, chi fatica e crede in ciò che fa, alla fine viene ricompensato dai risultati.
Questo è il messaggio che vorrei trasmettere ai miei figli, a prescindere dall'idea politica che sceglieranno di avere da adulti.
Quindi, per favore, prima di emigrare, di dare tutte le colpe agli altri e di piangere sul proprio destino, cerchiamo di ricominciare a ricostruire l'Italia da noi stessi! La politica è lo specchio di quello che siamo diventati, non possiamo ignorarlo.

Scusate lo sfogo, potete tranquillamente passare ad un tutorial di cucito, o anche lasciarmi un vostro commento.
Sono onestamente interessata a sapere cosa ne pensate.