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09 giugno 2012

Pensieri a vanvera di una mamma nostalgica


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Moena- Val di Fassa (Trento)

Domenica mattina. Ore 7 circa, una tromba che suona la fanfara dei bersaglieri mi sveglia di soprassalto.
Impiego qualche secondo per realizzare che il letto a castello cigolante e la coperta di lana grossa e infeltrita non appartengono alla mia cameretta.
"Già, sono in vacanza con la parrocchia! Già, siamo sei in camera: devo fiondarmi in bagno prima che mi freghino il posto....troppo tardi.
Oh no, oggi mi vengono a trovare i miei. Uffa, è la mia prima vacanza da sola e non posso neanche starmene in pace. Insomma ho già 9 anni, posso cavarmela benissimo senza genitori per 10 giorni, no?"
Mi sembra ancora di sentir frullare questi pensieri nella mia testa.
Mi sembra ancora di vedermi, orgolgiosa e distaccata, accogliere i miei nella casa vacanza con poco entusiasmo per dimostrar loro che ero abbastanza grande per stare da sola.
E sento ancora sulle guance le lacrime che scendevano calde una volta vista la macchina dei miei ripartire a fine giornata, mentre io restavo in campeggio un'altra settimana.
Come siamo testardi da figli.
E adesso che mi ritrovo mamma le dovrò scontare tutte. So già che dovrò sopportare la triste consapevolezza dell'altra sponda: quella di chi sa che deve lasciare spazio ad una vita da scoprire, ma non può fare a meno di voler proteggere. Quella di chi deve stare a guardare in silenzio la lontananza che a tratti ti dividerà inevitabilmente dai figli, per poi forse scomparire, proprio come adesso che, poco più che lattanti, ti sono sempre attaccati alla gonna.
Eh già, è scontato, ma la vita è proprio un cerchio che si chiude.